Tino Sehgal

Tino Sehgal

Villa Reale, Galleria d'Arte Moderna, Milano
11 novembre – 14 dicembre 2008




Mostra

Influenzato dagli studi in economia e danza contemporanea, con la sua arte Tino Sehgal non produce oggetti ma mette il pubblico di fronte a situazioni insolite e surreali interpretate da ballerini, attori e persino dalle guardie dei musei.

Per il suo progetto con la Fondazione Nicola Trussardi nelle sale della Villa Reale di Milano – sede della Galleria d’Arte Moderna che raccoglie una collezione di capolavori dell’Ottocento e del Novecento con opere di Antonio Canova, Andrea Appiani e Medardo Rosso – l’artista mette in scena una selezione unica delle sue sculture umane, che combina nuove produzioni accanto a opere già esistenti. Questa mostra è la rassegna più completa mai realizzata prima sull’opera di Tino Sehgal e si snoda in un percorso in cui i tableaux vivants dell’artista si mescolano e si mimetizzano tra le decorazioni lussuose della villa, tra i dipinti e le sculture dell’Ottocento, e persino tra i custodi e il pubblico del museo, e in cui i gesti melodrammatici delle pittura storica dialogano con le coreografie di Sehgal.

Con This Is New (Questo è nuovo, 2003) la cruda realtà di tutti i giorni penetra negli spazi dell’arte recitata da uno dei custodi che all’ingresso del museo declama una notizia del giorno. In This Is So Contemporary (Questo è così contemporaneo, 2004) le guardie, come possedute, coinvolgono il pubblico in una danza gioiosa e spiazzante. Instead of allowing some thing to rise up to your face dancing bruce and dan and other things (Piuttosto che consentire che una cosa ti arrivi in faccia, si balla bruce e dan e altre cose ancora, 2000) è un’antologia dei gesti più celebri delle opere in video dei grandi maestri Bruce Nauman e Dan Graham, trasformati in una danza a terra di una lentezza ipnotica. Installata accanto alle sculture della Maddalena (1834) di Francesco Hayez, e la prosperosa Venere (1855) di Pompeo Marchesi, le contorsioni al suolo della ballerina di Tino Sehgal simulano un’estasi sublime.

This Occupation (Questa occupazione, 2005) è un racconto di disagio, un nuovo punto di vista sul sistema economico e sul mondo del lavoro, in cui una persona racconta la propria esperienza ai margini della società – un’opera su come occupare e trasformare il tempo. Con This Is Propaganda (Questa è propaganda, 2002) una delle guardie del museo all’improvviso intona un’aria lirica che con le sue note melanconiche e ossessive diventa un commento in presa diretta all’immagine della grande tela Il Quarto Stato (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo, esposta nella sala.

Tutte le opere di Tino Sehgal vivono di riferimenti continui con la storia e con il passato e sono un’occasione unica per vivere l’arte come un’esperienza sociale in cui spettatori e attori partecipano a uno scambio continuo di ruoli. Nella sontuosa Sala da Ballo della Villa Reale, tra specchi e lampadari di cristallo, i corpi dei due ballerini interpreti di Kiss (Bacio, 2002) si muovono rotolandosi a terra e riproducono i più celebri baci della storia dell’arte – da Antonio Canova, le cui opere sono anche presenti nella collezione della Galleria d’Arte Moderna, a Jeff Koons, Auguste Rodin e Gustav Klimt. In Selling Out (Svendita, 2002) l’arte si mette a nudo: un ballerino mima uno spogliarello che, visto nel contesto della Villa Reale, si arricchisce di ironia e di molteplici spunti di riflessione sulla storia dell’arte e sul potere dello sguardo.

L’opera di Tino Sehgal è anche una riflessione sul valore e sullo spazio dell’arte. Sehgal infatti sottrae le sue opere a ogni tipo di riproduzione e di documentazione, concentrandosi – come in un maniacale esercizio di autodisciplina – sull’eccezionalità dell’esperienza diretta e fisica dell’arte: il suo lavoro infatti esiste come una forma di tradizione orale, una leggenda, un racconto che deve essere tramandato e che non può essere fotografato, illustrato o tradotto in immagini. Le situazioni coreografate da Sehgal sono capaci perfino di produrre i propri anticorpi: in This Is Critique (Questa è critica, 2008), opera inedita che chiude il percorso e che è presentata alla Villa Reale in anteprima, l’artista si mette in crisi provocando un’animata discussione filosofica tra le guardie del museo e il pubblico sulla sua stessa attività.

In origine chiamata Villa Belgiojoso, la Villa Reale è uno dei più straordinari esempi di architettura neoclassica a Milano: disegnato dall’architetto Leopoldo Pollack – pupillo dell’architetto del Teatro alla Scala Giuseppe Piermarini – l’edificio è stato costruito tra il 1790 e il 1796. Nel corso degli anni la storia della Villa Reale è sempre stata legata a grandi celebrità e personaggi cruciali della storia d’Italia. La villa di delizie – come è chiamato questo genere di architettura – è dimora del generale francese e poi re di Napoli Giacchino Murat e di sua moglie Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Nominato Presidente della Repubblica Italiana nel 1802 Napoleone riceve in dono la villa e vi soggiorna con sua moglie Giuseppina Beauharnais, ospitando nello stesso periodo anche la principessa Paolina Borghese. Nella seconda metà dell’Ottocento Villa Reale diventa l’abitazione del generale austriaco Joseph Franz Radetzky. Seriamente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale, la villa perde le scuderie settecentesche sulle cui fondamenta è costruito il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC). Dal 1921 è sede della Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Tino Sehgal è nato a Londra nel 1976, vive e lavora a Berlino. Ha studiato economia e si è formato con i ballerini Xavier Le Roy e Jéröme Bel. È il più giovane artista mai chiamato a rappresentare la Germania alla Biennale di Venezia (nel 2005 per la 51. Esposizione Internazionale d’Arte). Le sue opere sono state esposte in mostre personali in musei tra cui il Guggenheim Museum di New York (2010), il CCA Wattis Institute for Contemporary Arts di San Francisco (2009), la Kunsthaus Zürich e la Haus Konstruktiv di Zurigo (2009), Magasin 3 Stockholm Konsthall di Stoccolma (2008), l’Institute of Contemporary Arts di Londra – per il quale ha esposto con tre mostre personali nel 2007, 2006 e 2005 –, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte (2007), il Walker Art Center di Minneapolis (2007), lo Stedelijk Museum di Amsterdam (2006), la Kunsthaus Bregenz di Bregenz (2006), l’Hamburger Kunsthalle di Amburgo (2005) e il Van Abbemuseum di Eindhoven (2004). Le opere di Tino Sehgal hanno fatto parte di prestigiose rassegne tra cui la Yokohama Triennale in Giappone (2008 e 2005), la 9. Biennale de Lyon a Lione (2007), la 4. berlin biennale di Berlino (2006), la Tate Triennial della Tate Britain di Londra (2006), la 1. Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca (2005), La Biennale di Venezia – 50. Esposizione Internazionale d’Arte (2003) e Manifesta 4 a Francoforte (2002).

Approfondisci

Villa Reale è uno dei segreti meglio conservati di Milano, un piccolo scrigno in cui la storia dell’arte si dipana dai gesti misurati delle sculture di Antonio Canova fino ai vortici di energia del Futurismo. Con le sue infilate di stanze e marmi al pian terreno e i saloni sfarzosi del piano nobile, la storia di Villa Reale affonda le sue radici negli anni della Milano napoleonica ed è oggi la prestigiosa sede della Galleria d’Arte Moderna con una collezione di capolavori del XIX e XX secolo.

In origine chiamata Villa Belgiojoso, la Villa Reale è uno dei più straordinari esempi di architettura neoclassica a Milano: disegnato dall’architetto Leopoldo Pollack – pupillo dell’architetto Giuseppe Piermarini – l’edificio è stato costruito tra il 1790 e il 1796 sui resti dei conventi di San Dionigi e delle Carcanine come dimora del Conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso. Il progetto generale di decorazione della villa è stato concepito dal poeta e intellettuale illuminista Giuseppe Parini.

Alla morte del Conte Lodovico la proprietà di Villa Reale passò di mano in mano ma restando sempre legata a grandi celebrità e personaggi cruciali della storia d’Italia. La villa di delizie – come allora era chiamata – fu la dimora del generale francese e poi Re di Napoli Giacchino Murat e di sua moglie Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Nominato Presidente della Repubblica Italiana nel 1802, e incoronato Re nel 1805, Napoleone ricevette in dono la villa dalla Repubblica Italiana nel 1802. Napoleone soggiornò con sua moglie Giuseppina Beauharnais a Villa Reale che nello stesso periodo ospitò anche la celebre principessa Paolina Borghese. Nella seconda metà dell’Ottocento Villa Reale divenne l’abitazione del generale austriaco Joseph Franz Radetzky.

La villa comprende anche un rigoglioso giardino all’inglese, che si estende alle spalle dell’edificio: concepito come una piccola foresta, il parco raccoglie una ricca varietà di piante e alberi rari ed è oggi conosciuto come il Giardino dei Bambini perché gli adulti possono accedervi solo se accompagnati dai bambini.

All’interno la Villa Reale conserva una grande e importante collezione di opere dell’Ottocento tra cui l’ultimo affresco di Andrea Appiani – definito da Napoleone “il nostro primo pittore in Italia” – Il Parnaso in cui le Muse si raccolgono attorno al dio Apollo. Una delle opere più importanti del neoclassicismo italiano, l’affresco di Appiani è collocato al piano nobile mentre al piano terra si possono ammirare i cartoni del ciclo di affreschi che lo stesso artista realizzò per l’antico santuario di Santa Maria presso San Celso con i quattro Dottori della Chiesa e i quattro Evangelisti.

La storia del museo di Villa Reale è legata a doppio filo a quella della città: già nel 1877 il Consiglio Comunale si interrogava sulla necessità di designare una sede appropriata per la sua collezione d’arte. Costruita grazie ai lasciti delle più importanti famiglie meneghine – dai Guasconi ai Marchesi, dai Taverna ai De Cristoforis – la collezione comunale arrivò tra le mura della villa con lo scopo di fornire uno strumento educativo alla popolazione e rimase qui fino al 1903 quando fu trasferita al Castello Sforzesco.

Durante il primo conflitto mondiale, le opere della collezione furono trasferite a Roma, a Castel Sant’Angelo, per sfuggire alla barbarie della guerra e quando fecero ritorno a Milano furono designate alla Villa Reale, finalmente sede permanente del Museo dell’Ottocento.

Dai movimenti sospesi di Antonio Canova alle pose classiche di Ridolfo Schadow, le sculture della collezione convivono con le costruzioni mitologiche di Andrea Appiani e Gaspare Landi. La vita aristocratica dell’Ottocento è ritratta da Francesco Hayez e Giovanni Carnevali detto il Piccio, mentre poco più in là Medardo Rosso trasforma lo spazio in una nuova visione plastica. Dalla nobile semplicità e calma grandezza del neoclassico, passando per visioni arcadiche, ritratti borghesi, paesaggi romantici, atmosfere svenevoli e complesse macchine teatrali, una visita alla Villa Reale è una passeggiata nella storia dell’arte ma anche un percorso attraverso i gesti, le pose e le espressioni dell’Italia: questo è il paese del melodramma.

Nelle sezioni della villa dedicata alla collezione dell’industriale Carlo Grassi, al secondo piano, sono conservati alcune tra le opere più note di Umberto Boccioni e Giacomo Balla, accanto a capolavori di Giorgio Morandi e a una serie di squisite rarità di Paul Cézanne e Vincent Van Gogh, Paul Gauguin e Edouard Manet.

Come molti edifici storici della città anche Villa Reale fu seriamente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale e perse per esempio le scuderie settecentesche sulle cui fondamenta fu costruito il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC). Solo di recente, grazie a un restauro completo, la Villa Reale è tornata al suo sfarzo originario e gli spazi dell’antica residenza sono ora visitabili in tutto il loro straordinario fascino.

Share on
Previous

Altri fiori e altre domande

Next

Still Life